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Rino Gaetano e la massoneria
Articolo di Lorenzo Badia
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Il cantautore Rino Gaetano muore il 2 giugno 1981, a soli trent’anni, in un incidente automobilistico. Una tragedia. Gaetano si spegne all’apice delle propria carriera musicale, lasciando sei LP, un album live e singoli di successo come Nuntereggae piùBerta filava e Gianna.

Tuttavia, va detto, in vita non fu apprezzato da tutti.

Gaetano era solito citare personaggi importanti ed eventi della storia italiana in testi apparentemente senza senso, accompagnati da un’aria leggera, con le melodie e gli arrangiamenti tipici del pop; per questa ragione, era accusato da una parte di essere un autore disimpegnato, non abbastanza diretto o schierato, e dall’altra di essere un provocatore senza causa. Nelle apparizioni televisive, in particolare, c’era un’evidente tendenza a ridimensionare il cantante calabrese presentandolo come un musicista scanzonato, ironico, ma innocuo, niente di più che un autore di canzonette divertenti e nonsense.

Già, si insiste spesso sul nonsense di Gaetano. Aveva un modo suo di esprimersi, non solo nelle canzoni, ma anche nelle interviste:

«Pensa che io conosco anche il profumo dei ministri»

Questo disse una volta a Gianni Morandi, presentatore della trasmissione 10 Hertz. Che cosa volesse intendere rimane oggetto di speculazioni, anche perché Morandi glissò immediatamente su argomenti più leggeri.

Sulla base di episodi come questi, qualcuno ha cominciato a vedere nei testi e nelle dichiarazioni del cantautore riferimenti agli ambienti di potere, in particolare alle logge massoniche.

Ma diciamo una cosa prima di qualunque altra:

Non ci sono prove che Rino Gaetano fosse massone, non ci sono prove che sapesse più di altri. Dalle testimonianze di amici e parenti sembra fosse interessato all’argomento, come a tutta la storia d’Italia d’altronde, ma non si sa se il cantautore si sia davvero avvicinato alla massoneria oppure si sia limitato ad “ascoltare” le voci che giravano in certi ambienti, oppure, ancora, abbia semplicemente tradotto in metafore quello che leggeva sui giornali e abbia raggiunto le sue conclusioni – un metodo compositivo molto simile a quello dei colleghi americani Bob Dylan e Don McClean, anch’essi molto criptici e citazionisti.

Le uniche fonti sui presunti contatti tra Gaetano e la massoneria sono le ricerche dell’avvocato e scrittore Bruno Mautone, appassionato di musica e dj amatoriale, che ha speso ben due anni ad analizzare i testi di ogni singolo brano del cantautore calabrese. Nel libro Rino Gaetano – La tragica scomparsa di un eroe, Mautone sostiene di aver trovato una relazione tra la massoneria deviata e la morte di Rino Gaetano, ucciso perché colpevole, sempre secondo l’avvocato, di aver tentato di rivelare i crimini e gli omicidi rituali di una misteriosa loggia denominata Ordine della Rosa Rossa.

Esempi di questa tesi sono il continuo riferimento alla famigerata rosa nei brani Cogli la mia rosa d’amore, Rosita, Al compleanno della zia Rosina – tra l’altro, tra i brani con i testi più indecifrabili dell’artista crotonese. In altre canzoni ci sarebbero riferimenti allo scandalo Lockheed e ai traffici poco puliti di cui era chiacchierato Michele Sindona, anche questi vicini ad ambienti massonici. Qualcuno ha anche visto riferimenti alla strage di Piazza Fontana nel brevissimo testo del brano Fontana chiara.

Infine, l’album Ingresso libero (1974, IT), sarebbe riferito all’ingresso nella loggia massonica, mentre invece Mio fratello è figlio unico (1976, IT) dovrebbe sancire una presa di distanze del cantautore dai fratelli massoni, gli stessi fratelli che, secondo Mautone, avrebbero organizzato la sua dipartita.

Ma com’è morto Rino Gaetano?

Era a Roma, era solo in macchina. Era notte fonda, quasi mattina. Da giorni rincasava tardi per lavorare in studio al suo nuovo album. Forse ebbe un malore, forse un colpo di sonno. La sua auto finì contromano. Un frontale contro un camion che trasportava frutta. Ma Gaetano non morì sul colpo, fu soccorso e portato al policlinico Umberto I. La struttura non era attrezzata per le ferite riportate dall’artista. I soccorritori telefonarono allora al San Camillo, al San Giovanni, al CTO Garbatella e al San Filippo Neri, ma nessuno di questi sosteneva di avere posto o di poter garantire le adeguate cure. Rino Gaetano morì alle prime luci dell’alba senza aver ricevuto medicazioni opportune.

Tre di questi ospedali sono citati nella canzone La ballata di Renzo, brano di Gaetano mai uscito né come singolo né come parte di LP. Il protagonista della canzone, Renzo appunto, rimane vittima di un incidente e gli vengono rifiutate le cure:

S’andò al San Camillo
e lì non lo vollero per l’orario.
S’andò al San Giovanni
e lì non lo accettarono per lo sciopero.
[…]
S’andò al Policlinico
ma lo respinsero perché mancava il vice Capo
[…]
Si disse che Renzo era morto
ma neanche al cimitero c’era posto.

Un brano di denuncia alla malasanità, agli ospedali sovraffollati, all’eccessiva burocrazia. Secondo l’avvocato Mautone, le similarità tra il testo della canzone e le circostanze della morte dell’autore non sarebbero solo coincidenze, ma riferimenti voluti per dare un esempio a chi pensasse, come Gaetano, di rivelare aspetti della massoneria che volevano taciuti.

Questo, oppure Gaetano ci ha preso in pieno con la sua denuncia sociale, e davvero gli ospedali italiani non erano poi così bene organizzati.

La morte di un personaggio molto amato, soprattutto quando è così giovane, colpisce sempre in modo profondo, talmente profondo che si può arrivare a cercare significati nascosti dove non ce ne sono. Sebbene non ci sia nulla di soprannaturale nelle tesi dell’avvocato, l’interpretazioni di testi così criptici ha più o meno lo stesso valore dell’esegesi di una rivelazione di Nostradamus: uno ci può leggere dentro mille cose differenti e tutte molto affascinanti. In generale, è molto difficile per i fan – tra i quali anche Mautone – lasciare andare un mito.

Certo, ci sono elementi che possono far pensare. Si potrebbe, ad esempio, citare un’intervista di Enzo Siciliano in cui Gaetano esprime il rapporto tra la sua auto e la composizione delle canzoni, dunque ucciderlo sulla sua auto sarebbe stato il simbolismo perfetto per “metterlo a tacere”.

Si potrebbe nominare un altro incidente che ha coinvolto Rino Gaetano: nel gennaio del 1979 (qualcun altro dice del ’81), un misterioso fuoristrada avrebbe speronato la Volvo del cantante facendola sbattere contro il guardrail. Risultato: fuoristrada sparito nel nulla, Volvo distrutta, cantante illeso.

Si potrebbe anche fare riferimento all’interrogazione parlamentare di seguito alla sua morte, poiché in quell’incidente, quello che gli fu fatale, c’erano stati sospetti di negligenze da parte degli enti ospedalieri.

E poi, nella già citata Nuntereagge più, c’è il riferimento al litorale di Capocotta, luogo tristemente famoso per il ritrovamento del cadavere di Wilma Montesi, nell’aprile del ’54; caso archiviato come incidente, ma che ha fatto emergere sospetti di omicidio e nomi delle alte sfere della politica e della nobiltà romana. Anche rinomati massoni. E proprio a proposito di questo fatto di cronaca, Rino Gaetano disse una volta al pubblico di un suo concerto:

«C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio, io non li temo, non ci riusciranno. Sento che in futuro le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni, che grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera, capiranno e apriranno gli occhi, invece di averli pieni di sale, e si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta!»

Sono tutti sospetti e coincidenze inquietanti, affascinanti, certo, ma nulla di tangibile. Inoltre la sorella dell’autore, Anna Gaetano, sostiene che quando Rino scrisse il riferimento a Capocotta aveva quattordici anni. Non poteva essere massone o in contatto con ambienti massonici quando era poco più che un bambino. Però poteva essere già molto sveglio. Lo stesso cantautore dichiarerà:

«Non è facile dire qualcosa in poco più di tre minuti, proprio perché si dispone di uno strumento fragile come la canzonetta. Se pensi che la gente ti ascolta mentre mangia, o per radio mentre cucina, mentre balla, o distratta per chissà quale motivo. In fondo, io mi considero solo uno che si guarda intorno e commenta, tutto qui»

Insomma per la tesi di Mautone ci sono pochi appigli concreti su uno specchio molto liscio. Forse la morte dell’artista fu frutto di un complotto massonico o forse fu solo una tragica fatalità, ma quello che si può accertare è che Rino Gaetano fu un ascoltatore attento, un artista capace di cogliere lo spirito di un decennio, gli anni ’70, o addirittura di un secolo, il ‘900, costellato di stragi e delitti e casi politici ancora adesso dubbi, utilizzando il mezzo della musica popolare più comunicativa e orecchiabile, arrivando anche a dire a chiunque, anche al più smemorato, di non dimenticare: non dimenticare lo scandalo Lockheed, non dimenticare i dubbi sul caso Montesi, gli abusi di potere e quello che il paese ha attraversato. E per ricordare non servono né poteri paranormali né amici massoni, basta una canzone.

 


FONTI: Rino Gaetano. La tragica scomparsa di un eroe | Intervista a Bruno Mautone | Intervista a Rino Gaetano | Gaetano intervistato da Morandi | Commento della sorella di Gaetano su Mautone

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