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Suoni

Teatrofono: lo streaming dell’800
Articolo di Lorenzo Badia
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Viviamo un’epoca che molti musicologi definiscono “della musica liquida“, cioè un momento storico in cui possiamo ascoltare brani, non solo senza la presenza fisica dell’artista, ma senza nemmeno la presenza fisica di supporti come i vecchi nastri o dischi. Insomma, la musica solida si è sciolta in bit digitali, e voi potete godervi il vostro brano preferito ovunque e quando volete.

La fatica di girare la manopola della radio o trafficare con giradischi e mangianastri è superata, e invece che peregrinare fino al locale o allo stadio di turno si può assistere a un concerto su youtube.

Ma queste sono tutte cose che già sapete. Diciamo altro.

Diciamo che non è sempre stato così. C’è stato un tempo in cui l’unico modo per sentire qualcuno suonare era… andare a sentire qualcuno suonare. In un’epoca in cui le comodità tecnologiche di un disco o le radio non esistevano — o erano agli inizi — c’era comunque il bisogno di diffondere e ascoltare musica.

Era il 1881. Il telefono, reso popolare da Alexander Graham Bell, s’era già diffuso da qualche anno e l’idea di comunicare a distanza era la cosa più avveniristica che si fosse sentita fino ad allora: parlare con chiunque, ovunque. Ma se si poteva trasmettere la voce di una persona che parla, perché non trasmettere una voce che canta? Anzi perché non trasmettere il suono un’intera orchestra? A qualcuno venne l’idea di installare una linea diretta tra i teatri di Parigi e le case dei parigini.

Così nacque il teatrofono, o theatrophone, com’è detto à-la francese.

L’idea venne presentata da Clément Ader all’esposizione universale. Ader era per i francesi quello che Bell era stato per gli statunitensi: un pioniere della telefonia, ma anche uno scaltro imprenditore che creò la compagnia telefonica francese, stese cavi per tutta Parigi e pensò al modo migliore per monetizzare la propria creazione. La distribuzione commerciale avvenne nel 1890 e il successo fu enorme. Una canzone popolare dell’epoca recitava così:

«Stai a casa e ascolta
Le lezioni di una conferenza
O brani di musica
Da un ballo di tendenza!»

Così come noi oggi possiamo procurarci una linea internet per il computer di casa, gli aristocratici e i borghesi dell’epoca che si potevano permettere l’abbonamento, si facevano installare in casa un cavo telefonico speciale che li metteva in comunicazione con i teatri de l’Operà, l’Operà Comique e il Théâtre-Français. L’abbonato che alzava la cornetta invece di sentire il classico “tuut tuut” poteva godersi l’ultima opera di Debussy.

Prima che la radio lo soppiantasse negli anni ’30 del Novecento, il teatrofono era considerata una vera e propria meraviglia. Una sorta di diretta streaming ottocentesca, amatissima anche dagli intellettuali come Marcel Proust; anche se, oggi come all’epoca, ascoltare un concerto attraverso un dispositivo ed esserci fisicamente non sono esattamente la stessa cosa.

FONTI: articolo sul teatrofono (fr)

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