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Giorgio Moroder VS. Rage Against The Machine
Articolo di Lorenzo Badia
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No, il dj italiano e il gruppo californiano non hanno mai litigato. Si sono sempre fatti gli affari loro e nessuno ha pestato i piedi a nessuno. Qui non si vuole parlare di scaramucce, si vuole parlare di due album molto diversi, due album che proprio per le loro differenze hanno fatto storia. In particolare, è interessante quello che troviamo sul retro delle copertine dei due dischi. Dunque andiamo a presentare gli sfidanti:

A quest’angolo, con la copertina in baffi e occhiali, pubblicato dall’altoatesino Giorgio Moroder quando la disco andava alla grande, un pilastro della musica elettronica come la conosciamo oggi, signore e signori: From Here To Eternity (1977, Casablanca)

«Only electronic keyboards were used on this recording, all played by Giorgio Moroder»

(In questa registrazione sono state usate solo tastiere elettroniche, tutte suonate da Giorgio Moroder)

retro di From Here To Eternity

All’angolo opposto, con la copertina in bianco e nero, da oltreoceano, una sapiente fusione di rap, funk e metal, registrato dal gruppo più arrabbiato e socialmente impegnato degli anni ’90, ladies and gentlemen: Rage Against The Machine (1992, Epic)

«No samples, keyboards or synthesizers used in the making of this record»

(Nessun campionamento, tastiera o sintetizzatore è stato usato nella lavorazione di questo disco)

retro di Rage Against The Machine

Ora: cosa rappresentano queste due frasi apparentemente opposte?

Quindici anni separano i due album. Anzi semplifichiamo: gli anni ’80 separano i due album, periodo in cui il suono elettronico generato dal sintetizzatore, o synth – come pure i computer, i campionamenti e le distorsioni elettroniche – non era più avanguardia, non era più un suono avveniristico e ricercato, ma costituiva la spina dorsale dell’arrangiamento di un brano, spesso andando a sostituire un’intera orchestra. Insomma, il synth, la “pianola”, è uno dei motivi per cui un brano pop “suona anni ’80”.

Come mai? Moroder, ecco come mai.

Oltre a essersi portato a casa tre oscar, due per la migliore canzone e uno per la migliore colonna sonora, Giorgio Moroder è stato uno dei musicisti e produttori più influenti della musica elettronica. Il dj non è stato il primo a cimentarsi in una produzione puramente sintentica, è stato però il primo fondere con successo disco music ed elettronica, inaugurando così una generazione di produzioni in cui i sintetizzatori l’hanno fatta da padroni. All’epoca dell’uscita di From Here To Eternity, pubblicare un album pop e affermare «quest’album è pura elettronica», era come dire «questa è la musica di domani»; non a caso, quando il musicista e produttore Brian Eno – altro protagonista della scena – sentì una produzione di Moroder, corse da David Bowie ed esclamò «Ascolta. È il suono del futuro».

Poi il futuro finì e arrivarono gli anni ’90.

Per usare un eufemismo, i sintetizzatori avevano saturato la scena musicale. E non solo quelli, anche i riverberi dei rullanti e i pomposi assoli in tapping dei cosiddetti guitar hero. Il disco dei Rage Against The Machine si poneva all’inizio del decennio, quando si sentiva ormai il bisogno di una svolta, dunque non stupisce che i californiani volessero proclamare un taglio col passato. La nota sulla copertina fu probabilmente voluta dal chitarrista della band, Tom Morello, famoso per la capacità di piegare i miagolii della chitarra al suo volere, fino al punto di imitare effetti di scratching e suoni sintetici, tutto senza l’ausilio di computer o “aggiustamenti” in post-produzione. Un fiero artigiano, se così si può chiamare. Ma anche un amante della musica elettronica, come afferma in un’intervista del 1999:

«Penso che negli ultimi dieci anni, piu o meno, la musica più interessante, ritmicamente e dinamicamente, è venuta dai disc jockey, dai programmi e cose del genere. Così, tentare di emulare quei suoni su una chitarra per me è molto più interessante che suonare in tapping, cosa che amavo negli anni ’80»

Come si accennava all’inizio, dunque, non c’è conflitto. Anche se le annotazioni sui due album sembrano appartenere a due mondi diversi, sono in realtà l’espressione dell’orgoglio di artisti che hanno saputo cogliere influenze, fondere generi e creare suoni per ottenere, in entrambi i casi, un prodotto di qualità. Incontro sospeso.

 


Fonti: wired.it

 

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