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Lester Bangs: quando la critica sale sul palco
Articolo di Lorenzo Badia
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Questo sarà un articolo su un articolo su un “articolo” scritto su un palco.

Il cosiddetto blocco dello scrittore è un brutto male, soprattutto quando non sei uno scrittore, ma un giornalista, e devi attenerti a scadenze molto ravvicinate. Ti dicono che domani devi fare un’intervista, ma tu, per quanto ti sforzi di essere originale, proprio non riesci a tirare fuori nulla che vada oltre le solite quattro domande d’ufficio. Poi c’è l’altro caso in cui ti capita di trovare l’argomento giusto, hai in mente il titolo perfetto, sei sicuro di portare a casa il pezzo, sì, ma proprio sul più bello l’intervistato prende l’idea che avevi in mente, l’accartoccia e fa canestro nel cestino.

Una situazione molto simile capitò a Lester Bangs, giornalista e personaggio emblematico della critica musicale underground.

Era l’estate del 1974, e il giornalista di Creem si trovava di fronte a The J. Geils Band, affermato gruppo rock del periodo. Il titolo perfetto era “La J. Geils Band spiega la cultura dei bulli” e doveva svolgersi con ogni membro del gruppo che dava consigli su comportamenti molto rock and roll, ma anche abbastanza criminali. Spiegata l’idea, la risposta del gruppo fu «Stai scherzando, vero?» e l’intervista prese una soporifera piega sulle domande d’ufficio.

Non tutto era perduto. Forse una delle più grandi qualità di Lester Bangs, fra gli eccessi e le stupidaggini che a volte s’inventava, era la determinazione a trovare l’originalità a ogni costo. Come dimostra anche con il suo stile di scrittura diretto, più da romanziere beatnik che da giornalista, Bangs adottava un approccio molto alla mano e riuscì a trasformare quella che rischiava di essere un’intervista “normale” in una chiacchierata tra amici. A un certo punto disse:

«Cavolo, l’unica differenza tra voi musicisti e noi giornalisti rock è che la gente vi vede mentre fate il vostro lavoro. Io non posso uscire per strada e dire “Ehi, tesoro, guarda che ficata la mia recensione di John Lennon”, perché le tipe possono rispondermi: “Ma vaffanculo, come faccio a sapere che l’hai scritta tu?”»

Al che il leader del gruppo, Peter Wolf, propose:

«Perché non sali sul palco con noi, fai il tuo numero e vediamo cosa succede?»

Un invito a nozze: Bangs era esaltatissimo all’idea di “suonare” con un gruppo vero. Corse a casa, frugò in ogni angolo e trovò una vecchia macchina da scrivere Smith-Corona. Il concerto era quella sera stessa alla Cobo Hall di Detroit, un edificio delle dimensioni di un palasport. Bangs si presentò con la sua Smith-Corona sotto braccio. Lo spettacolo si stava svolgendo come da programma, la sala era gremita. Lui doveva raggiungere il gruppo durante il bis.

Al momento giusto, tra le sghignazzate per quello che stava per accadere, qualcuno lo chiamò sul palco. Senza la minima ansia, Bangs salutò le dodicimila persone che formavano il pubblico, sistemò la macchina su una panchina che avevano preparato per lui, a fianco del cantante, infilò un foglio nel rullo e, all’attacco, il giornalista si mise a “suonare” il suo strumento sulle note di Give It To Me. La scassatissima macchina di Bangs era stata microfonata, per cui la canzone era costellata di ticchettii metallici secchi e zoppicanti. Per quanto lui sulle prime si sforzasse di battere i tasti a tempo, a un certo punto non riuscì più a contenersi e, imitando gli Who, rovesciò la panca e mise fine alla vita delle sua Smith-Corona saltandoci sopra e riducendola a pezzi. Finì il concerto facendo l’inchino assieme agli altri della membri della band.

Così, al posto di una noiosa intervista, Bangs ebbe un’esperienza indimenticabile oltre che il titolo perfetto per il suo articolo: “La mia serata di estasi con la J. Geils Band “. E proprio in questo pezzo fece riferimento a quell’altro “articolo”, quello che aveva scritto sul palco. A suo dire, il testo che la Smith-Corona stampò prima di morire fu questo:

VDKHEOQSNCHSH-NELXIEN(+&H-SXN*(E@JN?

Un accrocco di caratteri senza senso, il quale, però, può riassumere quell’evento meglio di qualunque altro paragrafo significativo. Quella stringa insensata è il simbolo di un momento unico nella storia della musica: il momento in un cui un personaggio come Lester Bangs è assurto allo stato di critico e rockstar al tempo stesso.

 


FONTI: Guida ragionevole al frastuono più atroce

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