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Frank Sidebottom: fuori di testa (di cartapesta)
Articolo di Lorenzo Badia
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Il paese di Timperley conta circa diecimila abitanti e si trova nei pressi di Manchester, in Gran Bretagna. Per orecchie inglesi, il nome Timperley suonerebbe un po’ come Casalpusterlengo per gli italiani, cioè non esattamente il sinonimo di una metropoli famosa o di un luogo di respiro internazionale. Insomma, Timperley è la classica cittadina tranquilla dove non succede mai nulla. O almeno, non succedeva nulla finché non è arrivato Frank Sidebottom, uno strano personaggio vestito con un completo stile anni ’50 tempestato di spillette, ma soprattutto dotato di un’enorme, tonda, cartoonesca – e un po’ inquietante – testa di cartapesta.

Frank organizzava concerti a Timperley e dintorni nei primi anni ’80. Senza fare prove, nemmeno un sound check, Frank saliva sul palco apparendo dal nulla, si presentava come un aspirante popstar e si esibiva in dissacranti cover di brani famosi. La sua band di supporto, la Oh Blimey Big Band – composta da persone dall’aspetto ordinario – cercava di imitare quelli che sembravano i suoni di una tastiera elettronica per bambini; per rendere ancora più infantili le esecuzioni, tutti i brani venivano trasposti in Do maggiore. L’uomo con la testa di cartapesta era un intrattenitore vivace, ma la sua voce nasale, oltre che ovattata dalla maschera, dimostrava un’intonazione a dir poco approssimativa. Inutile dire che tra il pubblico rimanevano in pochi e ancora meno erano quelli ad applaudire, ma qualunque fosse la reazione di chi lo ascoltava, Frank rimaneva nel suo personaggio.

Ma chi c’era dentro quella testa finta?

C’era Chris Sievey, un ragazzo di Timperley, fortemente legato alla propria città, ma anche deluso dalle poche opportunità che gli offriva. Sievey aveva una personalità esuberante e voleva fare il musicista. Così, nei primi anni ’70, a quindici anni, fece l’autostop fino a Londra e scartavetrò le scatole ai tecnici dello studio di registrazione dei Beatles affinché lo lasciassero registrare. I tecnici alla fine cedettero e i risultati di quelle sessioni divennero delle demo che il giovane Sievey spedì a destra e a manca a tutte le etichette discografiche che gli capitava di trovare sull’elenco telefonico. La quantità di lettere di rifiuto fu talmente enorme che ne fece un libro.

Alla fine decise di fare da sé. Fondò un’etichetta discografica tutta sua, la Razz Records, e un gruppo punk comico, i The Freshies. La vena surreale di Sievey veniva a galla nei titoli di EP come The Men From Banana Island Whos Stupid Ideas Never Caught On In The Western World As We Know It (1979, Razz Records) o brani come I’m In Love With The Girl On The Manchester Virgin Megastore Check-out Desk. Quest’ultimo, in particolare, parla di una ragazza che lavorava come commessa al negozio della Virgin di Manchester, una certa Helen. Divenne talmente famosa che i fan dei Freshies andavano da lei a farsi autografare il disco. Fu il singolo di maggiore successo della band.

Ma non troppo successo.

I The Freshies si sciolsero e Sievey continuò da solo. Si interessò ai computer, ai linguaggi di programmazione e ai videogiochi. Si munì di un Sinclair ZX, uno dei primi computer casalinghi, e programmò un videogioco, una specie di monopoly sull’industria musicale. Ne uscì The Flying Train, che divenne il lato B del singolo Camouflage (1983). Questo fu il primo disco multimediale, cioè un disco in vinile – sì, i computer leggevano i vinili – che poteva essere ascoltato sul lato A (con tanto di video musicale) e giocato sul lato B. Fu un flop, ma l’idea era buona, così ci riprovò e l’anno dopo con The Bizun videogioco di ruolo/gestionale in cui il giocatore doveva fondare la propria band e scalare le classifiche dei singoli pop. Il gioco veniva venduto assieme a un falso disco promozionale che introduceva il personaggio di Frank Sidebottom.

E qui Sievey divenne qualcos’altro. Probabilmente, la frustrazione di Sievey nei confronti dello showbusiness esplose. O forse implose. Si rinchiuse in una testa finta, registrò una cover in chiave ironica di Anarchy in the UK dei Sex Pistols e la spedì a alle maggiori etichette discografiche.

La EMI rispose all’appello e lo invitò. Sievey si presentò alla sede principale della major come Frank Sidebottom, vestito di tutto punto, completo di testa finta, comportandosi in modo scanzonato e infantile. Quando gli chiesero se era nello showbusiness da molto tempo, Frank guardò l’orologio e rispose «dieci secondi».

Col tempo, e con la spinta dei produttori, divenne un personaggio comico di culto, soprattutto nella sua città, Timperley, spesso protagonista dei suoi video musicali. Ebbe anche uno show comico tutto suo, il Frank Sidebottom’s Fantastic Shed Show, insomma per Sievey le cose sembravano finalmente andare per il verso giusto. O meglio, per Frank.

A detta delle persone a lui vicine, quando Chris Sievey indossava la maschera si muoveva e parlava in maniera completamente diversa, anche quando non doveva esibirsi. Una totale immedesimazione nel personaggio. Chris e Frank erano due persone distinte. Se mentre Chris indossava la testa qualcuno lo chiamava col suo nome, anche all’infuori delle esibizioni, lui non rispondeva. Quando Chris indossava la testa era Frank, e rispondeva solo al nome di Frank.

Anche la voce di Frank doveva essere diversa da quella di Chris, dunque Sievey si applicava una molletta per tuffatori al naso quando diventava Frank, tenendola anche per lunghi periodi. Quest’abitudine arrivò a deformargli il setto nasale.

In un intervista, gli chiesero se ci fossero altri personaggi famosi provenienti da Timperley. Frank rispose: «David Bowie! Oh sì, David Bowie una volta è passato in aereo sopra Timperley». In realtà tra i personaggi famosi originari di Timperley si annoverano i fondatori degli Stone Roses, ma anche i componenti della Oh Blimey Big Band di Frank ebbero delle carriere nello showbusiness.

Il bassista Richard Jones sarebbe diventato il tour manager di artisti importanti come Bjork, Pixies e Woody Allen.

L’autista della band Chris Evans sarebbe diventato un conduttore radiofonico molto acclamato in Inghilterra.

Il tastierista Jon Ronson, giornalista e scrittore del libro Capre di guerra da cui sarebbe stato tratto il film L’uomo che fissa le capre, avrebbe poi scritto la sceneggiatura di Frank (2014) con Michael Fassbender, film liberamente ispirato al suo primo incontro con Sievey.

Tutti intorno a Sievey raggiungevano il successo, mentre Frank Sidebottom, personaggio pittoresco ma provinciale, lentamente finiva nel dimenticatoio. Sievey si reinventò come assistente artistico di show per bambini come Pingu e Bob Aggiustatutto, ma, a detta di persone a lui vicine, Frank gli mancava moltissimo. Chris Sievey Morì nel 2010, a 54 anni, per un cancro alla gola. Nella città di Timperley è stata fatta costruire una statua in suo onore.

Jon Ronson, ricordandolo, lo paragonò all’uomo irragionevole di Shaw, cioè colui che si ribella alle regole per cambiare le cose. Sempre Ronson raccontò che quando la carriera di Sievey come Frank era ormai nella parabola discendente, Frank venne chiamato per fare da spalla ai Bros, una boy band britannica molto popolare nei primi anni ’90. Il concerto si svolgeva allo stadio di Wembley, davanti a un pubblico di 50000 persone, un quantità di spettatori cui Frank non si era mai trovato davanti prima di allora. Era solo sul palco con il suo banjolele, un incrocio tra un ukulele e un banjo. Era la sua occasione per sfondare, per diventare più di un personaggio di nicchia associato a una cittadina di provincia. Tutto quello che doveva fare era seguire il copione. E invece decise di prendere in giro i Bros in una serie di orribili cover della boy band. Dovette abbandonare il palco tra i lanci di bottiglia. Dietro le quinte, rispondendo agli sguardi di disapprovazione del promoter, disse «Sto pensando di mettere in piedi un concerto alla bocciofila di Timperley. Hai qualche consiglio?»

E proprio questo era Frank: una sublimazione di tutte le delusioni e frustrazioni di Sievey, un personaggio senza talento musicale, ma dotato di un irriducibile ottimismo e ambizione che lo rendevano entusiasta anche di fronte alla sconfitta; un’ironica elegia alle carriere di chi non è riuscito a sfondare.

 


FONTI: The Guardian | Jon Ronson su Frank | Sabotagetimes | Virgin checkout desk girl | Intervista a Frank

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