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Black Metal Mafia
Articolo di Lorenzo Badia
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Questo il nome che i giornali di tutto il mondo diedero a una serie di eventi criminosi compiuti da alcuni giovani norvegesi nei primi anni ’90. Ma è impossibile parlare in modo approfondito di questa storia senza prima chiarire che cosa sia il black metal. Ecco dunque la ricetta.

Prendete una chitarra elettrica e saturatene il suono fino a farlo diventare simile al rumore bianco che emettevano i vecchi tubi catodici non sintonizzati. Prendete una batteria e picchiatela come se steste facendo rotolare un cassonetto della spazzatura giù dalle scale. Prendete un basso e seppellitelo in giardino, due o tre metri sotto terra dovrebbero bastare. Infine, lamentatevi come si lamenterebbe un condannato in punto di morte nella più buia e fredda cella della Bastiglia mentre fuori c’è la peste. Ora avete un’idea di come suona il black metal norvegese.

Questo è il suono che nasce da una profonda angoscia esistenziale. È un suono che evoca disperazione, depressione, livore, oscurità, senso d’oppressione, un inverno notturno e perpetuo, una costante sensazione di morte. Tende il più possibile a far gelare il sangue; non a caso, cold (freddo) è il termine che le band di questo genere preferiscono per descrivere la propria musica.

«Quando fa freddo e quando fa buio, la luna raggelante ti può ossessionare»

 Mayhem, Live in Leipzig, 1990

Ora prendete degli adolescenti e metteteli in un posto freddo e isolato. Sì, la Norvegia va benissimo. Aspettate che si angoscino al punto giusto. Fate leggere loro Tolkien e un po’ di mitologia nordica. Fateli parteggiare per Sauron. Fateli crescere con idee nazionaliste, che poi matureranno da sole in intolleranza e isolazionismo. Date loro chitarre, armi e accendini.

«McDonald’s non arrivò prima del ’91 o ’92, ma quando lo fece, prendemmo un fucile e le biciclette, pedalammo fino al McDonald’s, ci appostammo e iniziammo a sparare alle vetrate. […] Accumulavamo munizioni per prepararci alla guerra, perché non solo sospettavamo che ci sarebbe stata una terza guerra mondiale, speravamo che ci sarebbe stata una terza guerra mondiale»

Varg Vikernes in un’intervista

Varg Vikernes, alias Burzum, conosciuto all’epoca anche come Count Grishnackh, si è reso uno dei più attivi protagonisti della scena, tanto nella musica, quanto nella cronaca. Apparteneva alla cerchia di conoscenze che gravitavano attorno alla figura di Øystein Aarseth, alias Euronymous, musicista, proprietario dell’etichetta discografica Deathlike Silence Productions e gestore del negozio di dischi Helvete (“inferno” in norvegese), punto di ritrovo per tutti gli appassionati di black metal di Oslo. All’inizio degli anni ’90, Vikernes e Aarseth militavano nei Mayhem, rispettivamente come bassista e chitarrista.

Il cantante della band Per Yngve Ohlin, in arte Dead (“morto”), era un personaggio con un’autentica fascinazione per la morte; raccoglieva e annusava carcasse di animali perché il loro odore cadaverico gli rimanesse nelle narici; durante le esibizioni, usava procurarsi tagli su tutto il corpo con un coltello – abitudine poi ripresa da molti frontman del genere; fu inoltre l’inventore del corpse paint ovvero un tipo di pittura facciale, diventata un must per i musicisti di metal estremo, molto simile al trucco usato dai Kiss, ma con la differenza che questa ha lo scopo di imitare le fattezze di un cadavere.

Ohlin, probabilmente affetto da una particolare forma di psicopatia, si suicidò sparandosi un colpo di fucile in testa l’8 aprile 1991. Aveva 22 anni. A rinvenirne il corpo fu Aarseth, il quale, prima di chiamare la polizia, pare collezionò pezzi del cranio e del cervello di Ohlin e scattò una foto al defunto. Questa macabra fotografia sarebbe divenuta la copertina del bootleg Dawn of the Black Hearts (immagine esplicita). Aarseth commentò la vicenda in un’intervista a una radio svedese:

«Noi non siamo gente normale. Noi veneriamo la morte e non ci spaventiamo alla vista di un cadavere. Non capita tutti i giorni di vederne uno, così ho voluto trarne il massimo»

Quando Aarseth diceva noi, si riferiva a coloro che considerava “degni membri” della scena black metal. Proprio come lui e come Ohlin, pare che anche altri giovani norvegesi sentissero di vivere in una società in cui tutto sembrava funzionare perfettamente, ma che in fondo avvertivano come un ambiente distante, anaffettivo, che non faceva altro che alimentare la loro misantropia. Il musicista Gylve Fenris Nagell, fondatore della band Darkthrone, spiega in proposito:

«La tipica personalità norvegese è… quando sei in fila per salire sul bus, non ti accosti troppo. Ti tieni a un paio di metri di distanza da quello che ti sta davanti. Credo che questo dica tutto»

In questa condizione sociale si può arrivare a provare un malessere che proviene dal benessere. Sempre Nagell, riferisce così la sua idea di espressione artistica:

«So per certo che in Nicaragua, per esempio, gli artisti erano costantemente perseguitati e dipingevano queste cose molto vicine alla natura, con colori vivaci. È la perfetta malattia dell’essere repressi: vuoi che tutto sia brillante. No, io preferisco l’arte ricca e tormentata che viene dallo sfinimento di una vita facile»

La musica black metal era lo strumento attraverso il quale sfogare questo disagio, ma anche l’espressione dell’orgoglio di appartenere a quel mondo; quindi le registrazioni volutamente in bassa qualità in contrasto alle produzioni più curate e “patinate”, quindi i loghi quasi illeggibili, le copertine in bianco e nero, l’immagine minacciosa, gli atteggiamenti misantropi e antisociali, tutto per distanziarsi da quello che non apparteneva al “loro” mondo, e in particolare alla “vera cultura norvegese”. E ciò, secondo molti membri di questo movimento, comprendeva anche il cristianesimo, colpevole di aver soffocato gli antichi culti di tradizione pagana.

La prima chiesa a bruciare fu quella di Fantoft, il 6 giugno 1992. Era una stavkirk, una tipica di chiesa nordica costruita completamente in legno, risalente al XII° secolo. La foto delle spoglie carbonizzate diventò la copertina dell’EP Aske (Deathlike Silence Productions, 1993) di Burzum, progetto solista di Varg Vikernes. Il disco veniva venduto assieme a un accendino.

Lo stesso Vikernes fu in seguito identificato come uno degli autori dell’incendio, e dichiarò che la chiesa di Fantoft era “colpevole” di sorgere su una collina sacra a un antico culto pagano. Per tutta la prima metà degli anni ’90, si susseguirono una serie di incendi dolosi nei quali furono date alle fiamme numerose chiese tra Oslo, Bergen e regioni limitrofe. Tra gli incendiari si ritrovano, tra gli altri, Vikernes, Aarseth e il batterista degli Emperor, il diciottenne Bård Guldvik “Faust” Eithun.

Il 21 agosto 1992, Eithun si rese inoltre responsabile dell’omicidio di un omosessuale, Magne Andreassen, ucciso in una foresta vicino Lillehammer con 37 coltellate.

I giornali definirono questa serie di eventi come opera di una setta satanica, di un oscuro circolo legato alla scena metal, della black metal mafia, una presunta associazione criminale dichiaratamente maligna. Aarseth, autoproclamato “padrino”, fece di tutto per alimentare questa visione dei media – forse anche per incrementare le vendite del suo negozio di dischi. Nelle interviste, esortava i membri della sua cerchia a bruciare altre chiese e a provocare quanto più possibile i cristiani:

«Vogliamo che i cristiani diventino militanti. Odiamo vedere questi cristiani dalla fede ritrovata andare in giro a essere gentili col mondo intero. È molto fastidioso. Vogliamo vedere cristiani armati venire qui per ucciderci. Ecco ciò che vogliamo»

Ma i rapporti tra le due figure più rappresentative della scena, vale a dire Vikernes e Aarseth, diventarono tesi, pare per la piega che stavano prendendo i loro progetti musicali e per la situazione mediatica. Il 10 agosto 1993, il ventenne Varg Vikernes si presentò sulla soglia di casa del venticinquenne Øystein Aarseth e lo aggredì uccidendolo con 23 coltellate. Mosso da una personale visione del concetto di autodifesa, Vikernes affermò di aver ammazzato il chitarrista perché questi aveva espresso l’intenzione di ucciderlo a sua volta. Fu condannato a 21 anni di carcere, pena massima per la legge norvegese. Con la morte di Aarseth e con molti membri chiave della scena in prigione, il caso black metal mafia si sgonfiò lentamente. Rimase la musica, diffusa con successo soprattutto in Nord Europa, e una sottocultura ben consolidata, con un’impronta meno ideologica.

Parte dell’opinione pubblica ha percepito la scena black metal come un movimento giovanile estremista che ha originato una musica”malvagia”. È solo un mio parere, ma non credo che un genere musicale possa essere malvagio, e non credo che un ragazzino possa suicidarsi o commettere un atto violento solo perché ha ascoltato un disco. Come nel caso del black metal, fare un certo tipo di musica, tanto come scegliere di ascoltarlo, può essere la conseguenza di un malessere, mai la causa.

 


FONTI: Documentario Until the Light Takes Us (2008) | intervista a Euronymous | Loudwire

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