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10 brani cover hanno dato nuova vita agli originali
Articolo di Lorenzo Badia
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Dicasi cover l’interpretazione di un brano già pubblicato da un altro artista. I puristi storcono il naso, ma a volte recuperare vuol dire rivitalizzare, ed è ancora meglio quando nell’interpretazione ci si mette del proprio. Ecco dieci esempi :

 

10. With A Little Help From My Friends – Joe Cocker (1968)

Originale: The Beatles (1967)

Versione portata sul palco del festival di Woodstock. Più lenta. Più soul. Anima e cuore. E qualche acido.

 

9. Hurt – Johnny Cash (2003)

Originale: Nine Inch Nails (1994)

È lo stesso Trent Reznor ad averlo ammesso: «Questa canzone non è più mia». E ha già detto tutto.

 

8. Black Steel – Tricky (1995)

Originale: Public Enemy (1988)

Questa è una chicca. Dal hip hop al trip hop, che Tricky ha impastato con il rock. La voce di Martina Topley-Bird è una ciliegina.

 

7. Hallelujah – Jeff Buckley (1994)

Originale: Leonard Cohen (1984)

Sacro e profano. I riferimenti biblici e il ritornello corale della versione di Cohen potrebbero far pensare a un inno religioso. Per Buckley, invece, l’hallelujah del testo è un orgasmo. Parole sue.

 

6. Sweet Dreams – Marilyn Manson (1995)

Originale: Eurythmics (1983)

Tra le canzoni che Manson ha preso in prestito dal synth pop e si è portato in scaletta – ricordiamo anche Personal Jesus e Tainted Love – questa è forse quella che si è cucito addosso meglio. Incubi d’oro.

E a proposito di synth pop e Tainted Love…

5. Tainted Love – Soft Cell (1981)

Originale: Gloria Jones (1964)

Quando sono arrivati gli anni ’80, i sintetizzatori sono approdati anche nel pop. Perché dunque non prendere un vecchio brano orecchiabile per provare i nuovi giocattoli e magari, chessò, farne un successo mondiale? Ottima idea.

 

4. Everybody’s Got To Learn Sometime – Beck (2004)

Originale: The Korgis (1980)

Ripulita dalle increspature del tempo, Beck ne ha tirato fuori una versione che scorre liscia che è un piacere.

 

3. All Along The Watchtower – The Jimi Hendrix Experience (1968)

Originale: Bob Dylan (1967)

La svolta elettrica ha fatto bene alla carriera di Dylan, ma chi se non Hendrix poteva fare di meglio? Elettrizzante.

 

2. Mad World – Gary Jules (2001)

Originale: Tears For Fears (1982)

Brano reso famoso dal film Donnie Darko. Da un freddo synth pop a un tiepido “lied” che evidenzia i toni tenebrosi del testo. Tutto di guadagnato.

 

1. Bette Davis eyes – Kim Carnes (1981)

Originale: Jackie DeShannon (1974)

Ebbene sì: è una cover. L’originale era un blues ritmato, divertente ma di scarso successo. Poi è arrivata la new wave e quella bellissima voce graffiata.

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